L’indagine di Udicon evidenzia come le disponibilità economiche condizioneranno le prossime occasioni primaverili per staccare, ma anche le ferie estive
“Per molti, la vacanza resta un privilegio e non una libera scelta”.
Arriva a questa conclusione Martina Donini, presidente nazionale dell’Unione per la Difesa dei Consumatori, commentando i risultati emersi dall’indagine svolta dall’Istituto Piepoli per conto di Udicon sulle intenzioni degli italiani in vista dei ponti di primavera.
Una serie di occasioni di staccare la spina per le quali bisognerà attendere ancora un po’, ma che, dal weekend di Pasqua (in calendario nel 2025 il 20 aprile) vedranno susseguirsi una serie ravvicinata di giorni festivi ravvicinati fino al 1° maggio.
Opportunità che, secondo il sondaggio, saranno sfruttate per viaggiare da meno di 1 italiano su 4. Sempre che se lo possano permettere. Visto che, anche guardando alle ferie estive, il 55% indica il prezzo come principale fattore che incide sull’effettuare o meno un viaggio o una vacanza.
Vacanze di primavera: chi parte e chi no
La media dei 500 italiani maggiorenni, contattati dal 10 al 12 febbraio, che hanno dichiarato la propria intenzione di partire per un viaggio nel periodo tra Pasqua e la festa dei lavoratori è stata esattamente del 23%. Ma sono quasi 3 volte tanti (il 61%) coloro che, con altrettanta sicurezza, hanno già escluso questa ipotesi, mentre il resto del campione si è detto “non sicuro” di cosa farà.
A essere certi del viaggio nei ponti di primavera 2025 sono soprattutto i giovani under 34, tra i quali la percentuale sale al 35%. Tra gli over 54, invece, è addirittura al 71% la quota di chi sa già che non partirà. Così come c’è una sostanziale differenza di genere: ha detto che viaggerà di sicuro il 29% degli uomini, mentre il 66% delle donne ha affermato che resterà a casa.
Il sondaggio ha provato anche a capire quanti, pur non muovendosi per motivi di vacanza, approfitterà dei ponti per ricongiungersi con i parenti. Il totale di chi ha manifestato questa intenzione è pari al 9%, con, in questo caso, una maggioranza di donne (l’11% ha risposto “sì” contro il 7% degli uomini), mentre si confermano decisamente sopra la media (23%) i più giovani.
Le caratteristiche delle vacanze primaverili degli italiani
Tra i quesiti posti a chi viaggerà, è stata quindi chiesta la tipologia della destinazione principale. La maggioranza (29%) che ha indicato una grande città, con numeri più alti tra gli uomini (35%) e gli under 34 (33%). Seguono il mare, al 26%, destinazione preferita per le donne (28%) e gli adulti dell’età di mezzo (35% nella fascia 35-54 anni) e la montagna (20%), scelta dal 33% degli over 54.
Un dato abbastanza sorprendente è quello relativo ai piccoli borghi, scelti dal 16% del totale, con però un 22% tra i più giovani. A guidare tra le regioni è quindi la Sicilia, presumibile meta del 17% dei viaggiatori primaverili, seguita da Toscana e Campania, entrambe al 12%. Tra le città, invece, sul podio figurano, nell’ordine, Roma (9%), Napoli (7%) e Venezia (6%).
La Puglia (24% del totale) sarà invece la regione in cui si registrerà il maggior numero di rientri per motivi familiari, con Emilia-Romagna (13%) e Lombardia (11%) a seguire. Quanto infine alla durata del soggiorno, si punta principalmente su vacanze medio-lunghe (da 2 a 4 giorni), indicate dal 46% degli intervistati, o lunghe (più di 4 giorni per il 43%), mentre solo l’11% si limiterà a un weekend.
Uno sguardo verso l’estate
L’inchiesta ha provato anche ad anticipare le tendenze verso i viaggi estivi. La quota di chi prevede di fare una vacanza nella bella stagione sale al 42% (49% tra gli intervistati di sesso maschile), ma c’è comunque un 38% (il 42% tra le donne) che è già certo che nemmeno in estate viaggerà. E si nota anche qui un gap generazionale: ha detto “sì” il 52% dei giovani, “no” il 43% degli over 54.
A fare la parte del leone, anche quest’anno, sarà il mare, scelto in media dal 58% (il 60% tra gli uomini e il 66% nell’età mediana). Più staccate le grandi città (al 14%, ma al 21% tra gli under 34) e la montagna (13%, che sale al 16% tra le donne). Proporzionalmente sopra la media, attestata all’8%, la scelta dei piccoli borghi da parte degli anziani (12%).
“Il turismo – conclude la presidente Udicon – dovrebbe essere alla portata di tutti e non diventare un lusso, ma i numeri raccontano una situazione ben diversa. Un calo delle partenze non incide poi solo sulla qualità della vita, ma ha anche ripercussioni economiche rilevanti. Meno viaggiatori significano meno entrate per il settore ricettivo, per i servizi turistici e per le economie locali”.
Alberto Minazzi