Dieci miliardi per 300 satelliti operativi dal 2030: l’Ue rilancia l’industria spaziale e la sovranità digitale
La sicurezza informatica e il poter contare su proprie infrastrutture di comunicazione che garantiscano la velocità e la protezione dello scambio di informazioni a livello governativo sono temi di grandissima attualità. E la consapevolezza della delicatezza di questo tipo di questioni si è sempre più diffusa negli ultimissimi anni in seguito all’esplosione dei vari conflitti tuttora in atto.
Anche per questi motivi, l’Unione Europea ha deciso di aumentare considerevolmente, dai 2,4 miliardi di euro previsti a febbraio 2023 agli attuali 10,6 miliardi, lo stanziamento previsto per la realizzazione della costellazione di satelliti Iris². Un sistema che, tra l’altro, si porrà in concorrenza con la rete Starlink di SpaceX, lanciata da Elon Musk per garantire la connessione satellitare a Internet anche nelle aree più remote.
La rete di satelliti Iris²
Saranno circa 300, operativi dal 2030, i satelliti che comporranno la rete di Iris².
Una parte di questi satelliti saranno posizionati nell’orbita terrestre bassa “Leo”, che raggiunge i 2 mila km di altitudine, e i restanti nella “Meo” (orbita terrestre media), che arriva fino a 8 mila km di distanza dalla Terra. Grazie a questa configurazione, sarà possibile mantenere una connessione costante senza necessità di utilizzare migliaia di satelliti. Sarà inoltre sviluppato un ulteriore livello in “Leo” dedicato ad alcuni servizi.
Il primo lancio, effettuato utilizzando razzi europei, è previsto nel 2029.
L’obiettivo è quello di arrivare a creare una costellazione di satelliti di comunicazione che promuova l’autonomia, la resilienza e la competitività europee nel settore, garantendo, attraverso un accesso ininterrotto a servizi di connettività, comunicazioni resilienti, sicure e veloci ai Governi dell’Ue, e, insieme, fornendo servizi commerciali di fascia alta a cittadini e aziende.
L’accordo
L’iniziativa, terzo programma spaziale europeo di punta dopo “Galileo” e “Copernicus”, viene visto come una “risorsa strategica per l’Ue a supporto della sua sovranità”.
A tal fine, la Commissione Europea ha selezionato un consorzio industriale, chiamato SpaceRISE e guidato dagli operatori satellitari Eutelsat (Francia), Ses (Lussemburgo) e Hispasat (Spagna), e ha sottoscritto ora un contratto di progetto di partenariato che prevede una concessione di 12 anni.
Insieme alle 3 realtà leader del settore, del consorzio faranno parte anche produttori di satelliti e altre aziende come l’italiana Telespazio, ma anche una serie di piccole e medie imprese.
A garantire il finanziamento, insieme ai 6 miliardi stanziati dall’Ue, contribuirà anche l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), con 550 milioni, oltre a 4 miliardi che arriveranno dal settore privato.
Il rilancio dell’industria spaziale europea
Il progetto mira anche a rivitalizzare l’industria spaziale europea, che sta attraversando una fase di difficoltà, mentre per esempio gli Stati Uniti stanno guadagnando sempre più spazi, anche grazie a progetti come quello di Musk, che hanno letteralmente rivoluzionato il settore. Rispetto al passato, in cui si puntava soprattutto su satelliti geostazionari, collocati a 36 mila km dalla Terra, la tendenza è così ora quella di costruire satelliti più piccoli, destinati all’orbita terrestre bassa.
A cambiare, nel progetto Iris², è anche la modalità di assegnazione dei contratti di produzione.
Anche se la strategia non è condivisa da tutti i Paesi, con la Germania tra quelli maggiormente perplessi, l’Unione Europea ha infatti deciso di abbandonare il criterio della proporzionalità rispetto all’investimento garantito da ogni singolo Stato, guardando invece esclusivamente alle capacità tecniche e alla competitività delle aziende coinvolte.
Alberto Minazzi