Ingegneri della natura in espansione, da Tarvisio, la loro presenza si è estesa rapidamente, trasformando il paesaggio fluviale e sollevando nuove sfide
Lo conosciamo tutti, anche se, in Italia, non si vedeva da secoli.
Il castoro europeo fiber, con il suo muso buffo e la coda a pagaia, era infatti scomparso nel nostro territorio nel 1541, ultima data che riportava la sua presenza nella pianura padana.
Eppure, nel 2018, ha deciso di tornare, riapparendo a Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia.
Da quel momento, la sua presenza si è estesa rapidamente, arrivando in Piemonte, Lombardia e oltre. Un ritorno che suscita curiosità e domande, mentre la specie, tanto affascinante quanto trasformativa, riprende il suo posto nel paesaggio italiano.
Sulle tracce dei castori “italiani”
Da Tarvisio, si è fatto vedere nel corso del 2020 in Val Pusteria Alto Adige, poi in Piemonte ex provincia del Verbano – Cusio – Ossola e con più recenti presenze fino al Parco del Ticino, in Lombardia. Tuttavia, come spiega Luca Lapini, zoologo del Museo friulano di Storia Naturale di Udine, la sua presenza in Italia settentrionale è di pochi esemplari, in gran parte derivanti dall’espansione naturale delle popolazioni reintrodotte in Austria tra gli anni ’70 e ’90 del secolo scorso e in Svizzera tra gli anni ’50, ’60 e ’70 del XX secolo.
Da queste popolazioni sorgente i castori si sono mossi autonomamente grazie alla capacità di dispersione che può toccare i 200 km all’anno.

Popolazione di “ingegneri della natura” in crescita
“All’espansione naturale – precisa Luca Lapini – si sono aggiunte le reintroduzioni clandestine che hanno porato alla costituzione di diversi nuclei anche in Toscana, condivisi tra Siena, Arezzo e Grosseto già riproduttivi; in Umbria, in Val Tiberina, in Lazio e in Campania sul fiume Volturno tra Isernia e Caserta. Attualmente, anche se ancora non ci sono numeri precisi, la popolazione di castori sta crescendo rapidamente e dovrebbe già aver superato la cinquantina di esemplari”.
Il castoro europeo dunque sta ritornando a popolare il territorio italiano.
E’ una specie con un’elevatissima adattabilità e considerato “ingegnere della natura” per la sua capacità di trasformare interi tratti di un territorio e deviare il corso dei fiumi per realizzare le loro grosse tane e soprattutto le dighe, che possono raggiungere sia in altezza, sia in lunghezza, dimensioni considerevoli.
Nei Paesi europei, dove i castori sono ritornati stabilmente, in alcuni casi la loro presenza ha contribuito a ridurre i rischi idraulici e l’intensità delle piene lungo i fiumi, in altri l’azione di rosicchiamento ha provocato perdite alle coltivazioni arboree e la costruzione di dighe ha causato danni ai canali artificiali o agli argini dei corsi d’acqua. Proprio perché questo è possibile anche nel nostro Paese, L’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale Ispra ha avviato indagini genetiche per ricostruire la provenienza degli esemplari, lo loro appartenenza alla specie castoro europeo e valutazioni sull’impatto socio-economico di questo ritorno.
Un moltiplicatore di biodiversità da monitorare
In Italia il castoro europeo non risulta tra le specie nominalmente protette dalla Legge Nazionale 157/92 perché in quell’anno era considerata estinta, ma è di fatto tutelata in quanto questo strumento legislativo considera protette tutte le popolazioni animali presenti in natura, salvo che si ravveda la necessità di organizzarne il controllo con piani di gestione appositamente dedicati.
Il DPR 3577/97 inoltre ratifica e recepisce la Direttiva Habitat 93/43 in Italia e ne impone comunque la protezione animale anche nel nostro Paese.
Come sottolinea Luca Lapini, il destino delle popolazioni italiane di castoro è ancora molto incerto, anche se si stima siano in aumento, sia per il ridotto numero di fondatori delle micro popolazioni dell’Italia settentrionale, ancora del tutto dipendenti da quelle austriache e svizzere, sia per l’origine illegale delle popolazioni dell’Italia centro-meridionale, della cui origine e stato sanitario ancora si sa quasi nulla.
E’ importante però sapere che questo roditore è un moltiplicatore di biodiversità fluviale. Anche se si stabilisce in un tratto molto povero di vita, magari montano, inizia infatti subito a costruire sbarramenti che lo trasformano e moderano la corrente, creando una serie di bacini palustri interconnessi da aree umide. Il rovescio della medaglia è che le nuove popolazioni potrebbero causare danni e conflitti con le attività umane e vanno per questo monitorate.
L’identikit del castoro europeo
Il Castor fiber, castoro europeo è una delle specie più grandi di roditori e il più grande roditore nativo dell’Eurasia. La caccia a questo mammifero semiacquatico, sia per la pelliccia, sia per il castoreo, ovvero una secrezione ghiandolare che un tempo trovava impiego come medicamento, lo ha portato quasi a scomparire in Europa e ancora oggi risulta tra le specie protette.
Ha una lunghezza di 80-100 cm e il suo peso varia dagli 11 ai 30 kg. Il suo corpo è massiccio, le zampe posteriori palmate e tutte le dita sono munite di artigli. La pelliccia è generalmente marrone rossiccia sul dorso e più chiara o grigiastra sul ventre.
E’ un animale strettamente notturno che vive in gruppi familiari di 5 o sette esemplari e ha una grande capacità di plasmare l’ambiente con le sue abilità di costruttore. I castori costruiscono e le dighe per protezione quando l’acqua è troppo poco profonda perché l’entrata della loro costruzione deve essere mezzo metro sotto la superficie così da poter immergersi in caso di pericolo e poter nuotare direttamente nella loro tana. Agile in acqua e laborioso, con i suoi potenti incisivi adatti a rosicchiare il legno per costruire dighe e il suo rifugio, sulla terra si muove lentamente e in modo goffo. La sua dieta è prevalentemente erbivora.
Silvia Bolognini