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Zanzare: il nostro sangue potenziale arma contro questi insetti

Zanzare: il nostro sangue potenziale arma contro questi insetti

Uno studio britannico identifica un farmaco che provoca la morte degli insetti dopo aver punto chi lo assume

Ogni anno, le zanzare causano circa un milione di morti nel mondo, con la malaria che rappresenta la principale minaccia, soprattutto nell’Africa subsahariana.
Ma anche alle nostre latitudini questi insetti non sono ormai più solo un fastidio estivo in quanto portatori di malattie mortali come dengue, febbre gialla e Zika.
In molte altre zone calde del pianeta, le zanzare sono attive tutto l’anno, rappresentando una delle principali cause di malattia e morte. Nonostante gli sforzi per combatterle, tra cui l’uso di zanzariere e insetticidi, il problema persiste e rischia di aggravarsi a causa della crescente resistenza della malaria ai trattamenti farmaceuitici.
Ora, però, un nuovo studio pubblicato sulla rivista “ Science Translational Medicine” potrebbe cambiare le regole del gioco: un farmaco capace di rendere il nostro sangue letale per le zanzare, trasformando una delle nostre vulnerabilità in un’arma contro questi pericolosi vettori di malattie.

Alla ricerca di una soluzione per il problema-zanzare

Gli esperti hanno calcolato che, nel primo ventennio del nuovo millennio, i morti per malaria sono già scesi del 57%.
Ma il problema delle zanzare rimane comunque assolutamente d’attualità, perché è nella natura stessa di questi imenotteri la necessità di succhiare il sangue dall’uomo o da altri mammiferi.

zanzare
Normalmente, infatti, le zanzare si nutrono del polline e dalla linfa delle piante. E se i maschi lo fanno per tutta la loro vita, le femmine di diverse specie di questo insetto dopo l’accoppiamento per deporre uova fertili hanno bisogno di avere a disposizione, nel loro organismo, delle proteine e delle energie che fornisce loro il sangue.
Il mondo della ricerca ha allora pensato da qualche tempo di valutare la possibilità di puntare sull’assunzione di farmaci antiparassitari da parte dell’uomo. Un primo prodotto che ha dimostrato una potenziale efficacia nell’uccidere le zanzare dopo essersi nutrite si chiama ivermectina, che però si rivolge al sistema nervoso e ha quindi aspetti di neurotossicità. Il nitisinone, al centro dei nuovi studi condotti da un team della Liverpool School of Tropical Medicine, invece ha mostrato, insieme alla capacità di interferire con un enzima fondamentale per la digestione del sangue da parte delle zanzare, anche una serie di vantaggi rispetto all’altro farmaco.

Il nitisinone: la nuova “arma” contro le zanzare

Il nitisinone, farmaco per il trattamento di alcune malattie rare ed ereditarie che provocano disturbi metabolici, ha già ottenuto l’approvazione per l’uso sull’uomo da parte della Food and Drugs Administration statunitense.
Il suo meccanismo di funzionamento è legato al blocco di una specifica proteina, da cui deriva una riduzione dei sottoprodotti tossici delle malattie nel corpo umano.
Nelle zanzare, però, gli effetti sono ben diversi.
Gli esperimenti condotti facendo ingerire alle zanzare “Anopheles gambiae” il sangue di alcune persone che, per trattare una malattia genetica, stavano già assumendo il farmaco, hanno infatti mostrato che gli insetti morivano entro 12 ore da quando si erano nutrite. Rispetto all’invermectina, che si è dimostrata in grado di uccidere le zanzare una volta entrata in circolazione per somministrazione a esseri umani o bovini, le concentrazioni di nitisinone devono essere superiori.

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Al tempo stesso, questo farmaco agisce però più rapidamente, anche entro un solo giorno dall’assunzione, rimanendo per di più in circolazione nel sangue umano per un periodo di tempo più lungo e producendo così una protezione più prolungata.

Un ulteriore vantaggio del nitisinone sottolineato dai ricercatori è legato al fatto che, a differenza dell’invermectina, gli studi indicano che questo farmaco non uccide altri insetti fondamentali per l’impollinazione, mentre è efficace anche sulle zanzare resistenti agli insetticidi e più vecchie, che hanno più probabilità di trasportare il plasmodio della malaria. Logicamente, essendo l’idea ancora a livello di “proof-of-concept”, il trattamento dovrà essere ora ulteriormente studiato, approfondendone la conoscenza sia negli effetti sull’uomo che per gli impatti ecologici, anche in considerazione della possibilità di utilizzare il nitisinone pure come insetticida.

Alberto Minazzi

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